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Contro tutti coloro
che ogni giorno
profanano la vita
e l’innocenza
dell’infanzia del mondo.

Bagdad.
Giovedì,14 luglio 2005
32 bambini uccisi
da un kamikaze
mentre venivano distribuite
barre di cioccolata
da soldati americani.

.............................


Discopro
confitti nelle mente
nella più fitta oscurità del lutto
forzando l’assenza di memorie
trafugate nell’oblio
per questa assassina rimozione
che rinnova i misfatti della vita
come opere prime della verginità
dal manto tetro avvolte
dei quattro cavalieri
di questa anteprima dell’apocalisse:

discopro
ancora quei volti dell’infanzia
che in un giorno di luglio
di un anno qualunque
chiedendo cioccolata
lungo una strada avara di destino
ottennero la morte
dentro la guerra assurda degli umani
per viscerale
efferatezza di simili nel sangue e nella fede
clonati dentro l’anima
dell’orrore e dell’odio.


Erano tanti
erano trenta
trenta come sempre nella fatalità dell’ora
trenta
come gli alberi abbattuti nella terra
di un giardino d’infanzia
trenta come i campi minati
nel deserto dei cuori
trenta come gli anni
delle fucilazioni e di sterminio
del seme dell’amore.
E trenta
come nei vangeli
quegli angeli sgozzati da Re Erode
quando nel più fondo silenzio nacque
l’Unto del Signore.

Sempre più intenso risuona e lacerato
delle madri lugubre il lamento
intrecciato al crollare della vita
e riempie di sé
il terrore di un cielo deturpato
dall’alito venefico
di un odio fratricida.

Materni i grembi
spasimando nel buio dell’abisso
all’apparire nero
dell’angelo distruttore d’ogni spiraglio
aperto alla luce dell’amore
contorsero le viscere
attorno alla resistenza estrema
di questo sopravvivere
ai giorni profanati dalla maledizione.

Livido
è il mio silenzio
e atroce s’avvolge dentro il suo calvario
in questa ragnatela
dell’orrore.

E ricordo
i giorni delle mie trascorse età
e le fanciulle sonorità del cielo
distese a illuminare
le verdi tenerezze e gli abbandoni
dentro l’incalcolabile
ferace laboriosità
di un vento luminoso
nel sereno
della vita gridata dentro gli occhi.

Allora
correvo anch’io dietro le camionette
per accattare speranze
e cioccolata.
E la vita s’apriva nell’ardore
per l’implosione immensa di un futuro
che m’avvolgeva di felici strade
nello sbocciare provvido
degli anni a divenire.

Oggi
s’è rotta la leggerezza dell’incanto
con la frantumazione di tutte le illusioni
e di vaghezze
e d’ogni dolcezza ignota della vita.

Massacratori bestiali! NO!
I bambini NO! Stupratori sacrileghi del sogno.
I bambini del mondo
non sono la bestemmia
della nostra satanica sostanza.
Sono gli occhi di Dio
il suo fulgore
la luce che ci rende
l’avidità del cielo
gli angeli di un possibile
sopravvivere in questa immensità della desolazione
umana.

Dove avete sepolto il vostro Dio
folli assassini
dove da non sentire
l’urlo potente dell’implacabile
sua costernazione?

Per un palpito solamente
la vita è nell’immenso!
E voi ne avete fatta carne
da macello.

Dio mio Dio
nell’adorazione mi prostro a sopraffare
la sordità delle ore
esplose in questo terminale
tumulto della morte.

Nella prostrazione del mio cuore ormai
al di là d’ogni lacerazione
oltre ogni confine smarrito del dolore
s’è spento
l’ultimo levigato affanno
di questo brutale annullamento
dell’alito embrionale
della vita scomparsa nel mistero
della sua cessazione
estrema.

Ed io
sono entrato
nella definizione della pietra.


Roma, luglio 2005





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